Il pensionato più famoso, indaffarato e impegnato d’Italia, il nostro Maurizio Cattelan, è tornato a far parlare di sé, col suo nuovo progetto artistico, che ha come trama principale uno dei suoi topos ricorrenti, che è anche un pilastro evergreen delle arti in genere: la Morte.

Il 23 aprile 2018, presso l’Accademia di Belle arti di Carrara, si è inaugurata la mostra Eternity, su un’idea di Maurizio Cattelan, che afferisce, non solo la ritualità funebre, come vedremo, quanto il rapporto e il dialogo che si crea tra l’artista e il tema della Morte. In campo artistico, oltretutto, la tematica di thanatos, implica anche quello tanto sospirato ed agognato dell’immortalità. Se l’artista crea come Dio, per essere tale l’artista deve necessariamente conquistare anche l’eternità.

In cosa consiste il progetto? Cattelan, nelle vesti di progettista-curatore impersona anche la figura tradizionale – ma oggigiorno decaduta in disgrazia dalle nostre parti – del mecenate, e coinvolge gli studenti dell’Accademia di Carrara per la creazione delle opere. Cattelan ha quindi selezionato venti artisti, i quali hanno ricevuto una borsa di studio di 1500 euro, da lui finanziata.

Se il
tutto vi sembra alquanto macabro, ricordiamoci che stiamo pur sempre parlando
di Maurizio Cattelan, e al sentimento perturbante che può lasciare la vista di una distesa di
lapidi si unisce, ed è in pratica inevitabile quando si tratta dell’artista
padovano, un’altra ineluttabile e onnipresente coprotagonista: l’ironia.
Le tombe, di svariati artisti di ogni epoca e nazione, richiamano fortemente la
vita e l’operato dei capisaldi dell’arte del passato e del presente quali
Michelangelo, Caravaggio, Klimt, Magritte, Manzoni, Fontana, Demetz e molti
altri, e sono corredate da immagini scultoree ed epitaffi irrisori.
E se Cattelan è tra gli artisti di oggi che proprio non digerite, sarete lieti
di visionare diverse versioni della sua… tomba.
Vi lascio ora ad una breve carrellata delle opere esposte:





